sabato 23 settembre 2017

Hilary Mantel / Una cartografa traccia la mappa dell'oscurantismo musulmano

Una cartografa traccia la mappa dell'oscurantismo musulmano


Circa un anno e mezzo fa Hilary Mantel ci aveva raccontato di quando aveva vissuto per un periodo in Arabia Saudita.
Le avevamo chiesto che esperienza fosse per una donna, anche alla luce di quello che succede oggi. «L'ho raccontato nel mio romanzo Otto mesi a Ghazzah Street. È stato pubblicato negli anni Ottanta, ma molti aspetti della vita sono gli stessi di oggi, così come è la stessa l'incomunicabilità strisciante fra le culture - aveva risposto, via mail -. È stato tutt'altro che comodo, una sfida; ma, per uno scrittore, questo è sempre un vantaggio. Sono stata fortunata ad avere l'opportunità di vivere lì. Un giornalista va e viene, invece io ho potuto fare esperienza di un po' del tessuto della vita quotidiana e conoscere donne che vivono secondo standard molto diversi dai miei. E così mano a mano ho capito e rispettato, o rifiutato. Ma almeno ho vissuto un po' di storia dall'interno».
Ora quel libro, scritto nel 1988, esce in Italia: Otto mesi a Ghazzah Street, pubblicato da Fazi come gli altri romanzi della Mantel, dalla trilogia sulla rivoluzione francese (La storia segreta della Rivoluzione) a quella sui Tudor, Wolf Hall e Anna Bolena, una questione di famiglia (all'ultimo volume l'autrice lavora da tempo). Non è un romanzo storico: è la storia di Frances Shore, inglese, cartografa che ha lavorato a lungo in vari Paesi africani, che si trasferisce a Gedda per seguire il lavoro del marito. Nello stralcio che pubblichiamo in questa pagina (per gentile concessione dell'editore Fazi) Frances sta per atterrare in Arabia Saudita. Una volta a Gedda non vuole cedere ai pregiudizi, non vuole finire nel coro dei tanti anglosassoni espatriati che considera dei «razzisti»; ma non vuole certo arretrare per quanto riguarda l'indipendenza e la libertà delle donne, per esempio quando chiacchiera con le vicine di appartamento. Ma presto anche Frances scopre che, nel Regno, nulla è come sembra o come si racconta, e che di quello che succede poco si può sapere... Così un «normale» soggiorno di lavoro diventa prima una prigione, e poi la ricerca ossessionante per scoprire chi utilizzi l'appartamento del piano di sopra, in teoria disabitato. E la verità (che costa sangue) è molto più attuale di quanto si immagini.



giovedì 21 settembre 2017

Hilary Mantel alza il velo sulle donne arabe

Hilary Mantel

La Mantel alza il velo 

sulle donne arabe

Come può cavarsela una occidentale a Gedda? Con molta prudenza. E tanto coraggio...


Frances chiuse di nuovo gli occhi. Mentre si assopiva, coglieva qua e là dei brani di conversazione: le espressioni gergali, le frasi fatte. A casa di sua madre vedova, a York, aveva letto dei libri sul posto dove era destinata.
Nonostante il suo scetticismo, e la sua esperienza, in mente continuavano a girarle delle immagini artificiose: le tende nere al tramonto, il richiamo del muezzin nell'aria tersa del deserto, il sapore del cardamomo, la brunitura dei bricchi puntuti del caffè, il bollore della sabbia. «Costruiamo infra-strutture», diceva l'uomo che disprezzava Fairfax. Infrastrutture era una parola che aveva sentito sulla bocca di Andrew; se ne era innamorato. A quanto pareva, appena scoperto il petrolio nella Provincia orientale, l'Arabia Saudita non possedeva infrastrutture, ma adesso sì: strade, scuole, ospedali, fabbriche, miniere, coltivazioni e allevamenti di polli, aeroporti e campi di squash, telefoni e distributori di benzina, magazzini refrigerati e commissariati di polizia, ristorantini d'asporto e piste da bowling all'Albilad Hotel. Lo sapeva dalle sue letture, perché dopo i romantici racconti di viaggio era venuto Gedda. Una guida per operatori economici. Le tende nere dei beduini erano state scalzate dalle baracche di bandoni. L'aria condizionata è universale. Le gazzelle vengono cacciate dal cassone dei fuoristrada.
Deve piacermi, pensò. Tenterò di farmela piacere. Quando tutti hanno un'opinione negativa di un posto, viene il sospetto che alla fin fine qualche pregio quel posto lo debba avere. «Niente alcolici!», esclama la gente come se senza si morisse. «E alle donne è vietato guidare? Orrore». Ci sono tante cose che fanno più orrore, pensò, e ne ho vista qualcuna anch'io. Si appisolò.
La svegliò una mano sul braccio. Era lo steward. «Cominceremo la discesa fra mezz'ora. Passo col carrello per l'ultima volta: un altro cognac?».
«Non faccia esagerare la signora», gli consigliò l'uomo d'affari. «Deve vedersela con la dogana ed è la prima volta. Controllano tutto», le disse. «Spero che nella valigia non abbia niente che non dovrebbe».
«Non ho né bottiglie di whisky né carne di suino. Che altro cercano?».
«Dove compra la biancheria?».
«Cosa?».
«Vede, Marks & Spencer per loro sono dei sionisti. Deve tagliare le etichette, non gliel'ha detto nessuno? E guardano i libri. C'è stato un mio collega che, l'ultima volta che è stato nel Regno, si è visto confiscare un libro di limerick. Sulla copertina, sa, c'era un disegno, una donna». Gesticolò nell'aria descrivendo dei semicerchi. «Nuda, tratteggiata con una linea. Il tipo ha detto che non se ne era accorto».
«Mi pare poco plausibile», disse lei. E rivolta a se stessa aggiunse: «Uno dei suoi amici».
«È tutto poco plausibile. Anche se sono anni che uno va avanti e indietro, non sa mai cosa cercano. Il nostro rappresentante a Riad dovrebbe saperlo, ci vive. Ma l'anno scorso, quando è tornato dalle ferie estive, gli hanno preso i video di rugby, tutte le sintesi che aveva registrato. Hanno detto che li poteva riavere dopo che la dogana li aveva visionati. Non è mai andato a richiederli, però, per non sobbarcarsi quella bega».
«Poveretto».
«Ha dei libri d'arte, per caso? Rubens o varie? Sanno essere molto strani al riguardo».
«Il culto della figura umana è antislamico», disse Frances, «è considerato idolatria». L'uomo la fissò.
«Allora non riesco a tentarla?», chiese lo steward. Sbirciò nel secchiello quasi vuoto del ghiaccio. «Signori, vi prego di non lasciare le mignonettes nella tasca posteriore del sedile, non vogliamo che il nostro personale di terra sia frustato». Abbassò lo sguardo su Frances. «Il prossimo anno rinunciamo a questa rotta», disse. «Che la diano alla British Caledonian e buon pro le faccia. Allora, da bere nient'altro?». Si preparò a lasciarla, ad abbandonarla. I dirigenti che dormivano si riscossero con un filo di bava che colava sulla coperta della linea aerea. Si sentì una risata soffocata; le ventiquattrore ingombrarono i corridoi; impietosito, lo steward si chinò sul sedile di Frances. «Senta, se qualcosa non va, se per un imprevisto il maritino non si presenta, non si fermi ad aspettare, non parli con nessuno, vada dritta alla navetta della nostra compagnia aerea e venga con noi all'Hyatt Regency. Prenda una camera e mi occuperò io di lei. Lui potrà incontrarla domattina».
«Sono sicura che ci sarà», ribatté Frances. O ci sarà qualcun altro. Jeff Pollard. Perlomeno sarebbe una faccia conosciuta. «In caso qualcosa non vada ho dei numeri di telefono, e posso sempre prendere un taxi».
«Non lo può prendere, non la farebbero salire».
Le venne in mente quel formaggio che si dice i tassisti francesi non accettino sul loro taxi. «Parla sul serio?».
«È pericoloso per un uomo far salire in macchina una donna che non conosce. Possono sbatterlo in galera».
«Ma è un tassista, il suo lavoro è far salire le persone che non conosce».
«Ma lei è una donna», disse lo steward. «È una donna, giusto? Non è più una persona». Ostinato e cortese, come se non avessero scambiato neanche una parola, prese un bicchiere dal carrello: «Desidera dello champagne?».
Dopo un po' gli altoparlanti si misero a crepitare: Signori e signore abbiamo cominciato la nostra discesa sull'Aeroporto Internazionale di King Abdulaziz. Chi siede sul lato sinistro può vedere le luci di Gedda. I viaggiatori sono pregati di allacciare... sono pregati di spegnere... (E sulla destra, l'oscurità che si inclina e un bagliore rosso, i fuochi lenti che di notte sembrano circondare le città). Ci auguriamo che abbiate gradito... ci auguriamo di riavervi... ci auguriamo... ci auguriamo... e vi preghiamo di rimare seduti al vostro posto fino al completo arresto...
Dopo mezz'ora Frances è nel terminal. Secondo il calendario islamico è il 2 Muharram e la temperatura della sera è di 31 gradi; l'anno è il 1405.
da Hilary Mantel, Otto mesi a Ghazzah Street, Fazi Editore (traduzione di Giuseppina Oneto, pagg. 334, euro 19, in uscita oggi)



martedì 19 settembre 2017

Harry Dean Stanton / Leggendario attore

Harry Dean Stanton

Harry Dean Stanton
Leggendario attore


DATA DI NASCITA: 14/07/1926
LUOGO DI NASCITA: West Irvine, Kentucky, USA
DATA DI MORTE: Los Angeles, 15/09/2017

BIOGRAFIA


Nato nel West Irvine, Kentucky, Stanton debutta come attore nel 1957 in Tomahawk Trail e in alcuni episodi di Suspicion e U.S. Marshal. Successivamente ha continuato ad apparire in molte serie tv diventando una star del piccolo schermo. Negli anni Settanta interpreta i film Nick mano fredda (1967), Kelly's Heroes (1970), Dillinger (1973), Missouri (1976), Wise Blood (1979) ed Alien (1979). Nel 1984 è la volta di Paris, Texas, che gli regala fama a livello internazionale, cui seguono Mr. North (1988), Fuoco cammina con me! (1992), Il Miglio Verde (1999), La Promessa (2001) e Terapia d'Urto (2003).
FILMOGRAFIA





Paris, Texas

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Paris, texas
GENERE
NAZIONE
Germania
REGIA
CAST
DURATA
137 min.
USCITA CINEMA
ANNO DI DISTRIBUZIONE
1984





































































































Scomparso nel nulla per 4 anni, Travis ricompare nel deserto della California. Non parla e le uniche parole che pronuncia sono "Paris, Texas", enigmatica e sperduta località del paesaggio americano. Travis in realtà è tornato dal passato, un passato doloroso, per riparare al dolore e alla separazione tra suo figlio Hunter e la bella moglie Jane.