venerdì 20 aprile 2018

Charlize Theron / «Sono ingrassata (e con difficoltà dimagrita) di 22 kg»

Charlize Theron: «Sono ingrassata (e con difficoltà dimagrita) di 22 kg»  

L’attrice 42enne ha raccontato di aver messo su peso per calarsi meglio nella parte di Marlo, la protagonista di «Tully». «Faticoso mangiare continuamente, ma davvero difficile (e lungo) anche dimagrire dopo»

di Simona Marchetti
19 aprile 2018 (modifica il 19 aprile 2018 | 18:42)


Per entrare meglio nella parte di Marlo, la mamma di tre figli in chiaro sovrappeso e prossima ad un crollo fisico ed emotivo del suo nuovo film "Tully", Charlize Theron è ingrassata per sua decisione, mettendo su più di 20 chili, che ha smaltito in più di un anno e mezzo.

«È stato difficile aumentare di peso»
«Volevo capire cosa realmente provasse questa donna - ha raccontato ad Entertainment Tonight - così sono ingrassata quasi 50 pounds (oltre 22 kg, ndr) per il film. Credo fosse un modo per sentirmi più vicina a lei ed entrare meglio nella sua mentalità, ma è stata una grande sorpresa per me, perché sono entrata in crisi e mi ha colpita duramente e profondamente una malinconia difficile da scacciare. Per la prima volta in vita mia mangiavo un sacco di cibi preconfezionati e bevevo molte bevande zuccherate e non era molto divertente avermi attorno». In tre mesi e mezzo, la trasformazione è stata compiuta, non senza difficoltà. «Le prime tre settimane sono sempre divertenti, perché ti senti come un bambino in un negozio di dolci dove puoi avere tutto, anche due milkshakes per colazione - ha spiegato la Theron - ma dopo mangiare non è stato più così divertente ed è diventato un lavoro. Mi ricordo che dovevo mettere la sveglia alle due del mattino, mi svegliavo e trangugiavo un piatto di maccheroni al formaggio... Volevo solo spingerlo in gola e basta. È davvero difficile mantenere quel peso».




«I miei figli pensavano fossi incinta»
I suoi figli (Jackson, 6 anni e August, 2) credevano fosse ingrassata perché incinta. «La piccola era convinta che avessi un bambino nella pancia - ha ammesso divertita l'attrice premio Oscar - e anche il maggiore pensava la stessa cosa. Proprio come accade nel film, c'è stato un momento in cui mi hanno detto "mamma, cosa è successo al tuo corpo?" e l'ho raccontato anche a Jas (Reitman, il regista, ndr) e ancora adesso i miei figli si riferiscono a questo film come al film dove la mamma aveva una grossa pancia».

La difficoltà del perdere peso (anche per lei)
Una pancia che ora per la verità non c'è più, ma smaltire tutta quella massa «è stato un inferno - ha ammesso ancora Charlize - . Ci ho messo un anno e mezzo ed è stato un viaggio molto, molto lungo, complicato anche dal fatto che avevo le presentazioni con la stampa e nessuno sapeva quello che avevo fatto. Penso che all'inizio, quando cominciarono ad uscire le prime foto, fossero tutti convinti che avessi addosso delle protesi». Non è comunque stata la prima volta nella sua carriera che ha dovuto (e voluto) mettere su peso per un ruolo: era già successo anche per Monster nel 2003, ma allora rientrare nella sua taglia era stato molto più semplice. «Ero preoccupata, perché ci stavo mettendo davvero un sacco di tempo - ha confessato la bionda esplosiva di Fast & Furious 8 - mentre per Monster mi ero limitata a eliminare gli spuntini ed ero stata bene. Ma quando hai 27 anni, il tuo corpo è un po' diverso da quando ne hai 42 e il mio medico ha fatto in modo che ne fossi consapevole, spiegandomi che non stavo morendo e che dovevo solo calmarmi e sarebbe andato tutto bene».




martedì 10 aprile 2018

Peter Handke / Il nuovo libro Ritratto (involontario) di un lettore

Peter Handke



Peter Handke
IL NUOVO LIBRO RITRATTO (INVOLONTARIO) DI UN LETTORE


5 aprile 2018 (modifica il 7 aprile 2018 | 20:55)
di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

Peter Handke, 75 anni (foto Afp)Peter Handke, 75 anni (foto Afp)
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I giorni e le opere. È il titolo del nuovo libro di Peter Handke (edito da Guanda), lo scrittore austriaco da anni trapiantato in Francia, grande camminatore, grande cercatore — e poi cuoco — di funghi oltre che lettore instancabile, implacabile, appassionato, votato alla lettura come un fedele alla sua religione. Non a caso dedica una breve introduzione a tre persone che di recente hanno viaggiato nella stessa sua carrozza sul treno periferico verso Parigi e tutti e tre erano immerse nella lettura di un libro «di antica letteratura, quella seria, quella eternamene giovane». Miracolosa atmosfera incantata, dunque, per il lettore Handke, probabilmente abituato, come tutti, a trovare su treni, bus e metropolitane quasi sempre soltanto viaggiatori profondamente concentrati a scrutare i loro smartphone.
Peter Handke, «I giorni e le opere. Scritture di accompagnamento» (Guanda, traduzione di Alessandra Iadicicco,  pagine 288, euro 19)
Peter Handke, «I giorni e le opere. Scritture di accompagnamento» (Guanda, traduzione di Alessandra Iadicicco, pagine 288, euro 19)
I giorni e le opere (sottotitolo: Scritture di accompagnamento) è una raccolta di scritti, riflessioni, articoli, discorsi e testi radiofonici, che si tramuta, con l’andare delle pagine, in una specie di diario involontario dove, quasi come se avvenisse suo malgrado, l’autore lascia filtrare di sé, dei suoi giorni, appunto, ma anche dei suoi amici, delle sue simpatie e antipatie, delle sue abitudini e del suo lavoro, più di quanto avesse inizialmente programmato.
Per un verso, dunque, il nuovo libro è forse di più facile lettura rispetto a molti dei suoi, notoriamente ardui, ma per l’altro richiede a sua volta impegno notevole laddove Handke prende in esame — con accuratissime recensioni — lo sterminato numero di libri che ha letto, meditato, amato o non amato. E qui bisogna ringraziare la traduttrice, Alessandra Iadicicco, che con una dettagliata postfazione aiuta a inquadrare i tanti scrittori citati da Handke, soprattutto tedeschi, ma anche austriaci, serbi, russi, bulgari, estoni che al lettore italiano possono non essere familiari.
E a proposito di recensioni, per lo più l’autore prende in esame soltanto i libri che ha amato, tuttavia non si nega certe stroncature, ora un poco diluite in lunghe analisi pazienti, come un professore che cerchi con ostinazione i lati positivi di un compito in classe malriuscito, per non essere costretto a bocciare l’alunno, ora fermissime, di poche parole appena e che non se ne parli più (è il caso del trattamento riservato, per esempio, al premio Nobel Herta Müller).
Questo ed altro è concesso, si sa, al maggiore autore di lingua tedesca vivente, oltretutto di età che sta per diventare veneranda (ha compiuto settantacinque anni il 6 dicembre scorso); tuttavia, già ventitreenne — gli anni che aveva quando cominciò a scrivere testi per «L’angolo dei libri» della radio della Carinzia — dissertava, con straordinaria sicurezza, sapienza e competenza di libri e di autori, senza negarsi, quando gli pareva necessario, certe molto precise stroncature. Una vita per la letteratura, si può dire; del resto Handke racconta di aver festeggiato, qualche tempo fa, in perfetta solitudine, «senza particolare solennità, forse mangiando una mela», cinquant’anni dedicati alla lettura e alla scrittura, come una specie di giubileo professionale: e di nuovo viene da pensare a un religioso che abbia fatto voto.
Nei primi capitoli de I giorni e le operel’autore si sofferma sull’infelice e ben nota vicenda di due riconoscimenti, uno tedesco — il ricchissimo premio Heine — e uno norvegese — il non meno ricco premio Ibsen — che gli furono assegnati in mezzo a violente contestazioni a causa delle sue prese di posizione filoserbe durante la guerra di Jugoslavia. La conclusione fu che Peter Handke li rifiutò entrambi.
Motivo della sua difesa del popolo serbo era certo che la famiglia materna ne faceva parte ma, naturalmente, forse anche principalmente, il fatto che in Occidente nessun altro lo difendeva. Al di là delle spiegazioni (o giustificazioni?) dello scrittore lo si capisce dalla profonda pietà che egli prova per i suoi simili, uomini e donne, bambini e ragazzi: non una benevola, zuccherosa pietà del cuore, bensì una forte, razionale, filosofica pietà della mente.


CORRIERE DELLA SERA




martedì 3 aprile 2018

Rooney Mara / Maria Maddalena



Rooney Mara
Maria Maddalena
Maria di Magdala è una fervente religiosa che fatica all'idea di doversi sposare. Poco accettata nella sua famiglia patriarcale, abbandonerà quest'ultima per seguire Gesù di Nazareth e farsi apostola tra gli apostoli accanto a lui. Imparerà il significato dell'amore e sceglierà di soccorrere gli oppressi, aprendo al dialogo con le donne e all'accoglienza degli ultimi.

Rooney Mara

Rooney Mara
BIOGRAFIA


ETÀ: Ha 32 Anni
NASCE A: Bedford, New York, USA 
NASCE IL: 17/04/1985

Nata in una famiglia decisamente agiata e legata al mondo dello sport (suo nonno paterno fu il fondatore della squadra di football americano dei New York Giants, di cui suo padre è tutt'ora il vicepresidente, e suo nonno materno quello dei Pittsburgh Steelers), Rooney Mara ha cominciato a recitare quasi per caso, seguendo le orme di sua sorella maggiore Kate e gli insegnamenti della madre, che le aveva fatto amare classici come Via col vento, Rebecca la prima moglie, e Susanna
Nata a Bedford, nello stato di New York, il 17 aprile del 1985, al liceo si cimentò nella recitazione solo una volta; e dopo il diploma ottenuto nel 2003, prima d'iscriversi all'università per studiare psicologia, scienze politiche e scienze sociali internazionali, specializzandosi nel no-profit, ha attraversato per quattro mesi il Sud America come parte di un programma di apprendimento tramite il viaggio. 
Solo nel 2005, quando era da poco all'università, Rooney ha iniziato a fare l'attrice. Il suo esordio, di quell'anno, è una comparsata in Urban Legend 3, cui son seguiti diversi ruoli televisivi in serie come Law & Order, Women's Murder Club e ER - Medici in prima linea, e altre piccole partecipazioni cinematografiche. 
Con l'avvicinarsi della laurea, che otterrà nel 2010Rooney Mara intensifica la sua attività: nel 2009 è con Michael Cera in Youth in Revolt, indie diretto da Miguel Arteta, e nel 2010 ottiene l'attenzione di tutto il mondo grazie al ruolo di Nancy nel remake di Nightmare diretto da Samuel Bayer ma soprattutto per quello di Erica Albright, la fidanzata di Mark Zuckerberg che, mollandolo, porta involontariamente alla nascita di Facebook in The Social Network di David Fincher
La sua interpretazione in quel film, breve ma incisiva, non ha colpito solo il pubblico ma anche lo stesso Fincher, che le affida immediatamente il ruolo di Lisbeth Salander nel suo Millennium, adattamento del primo volume della trilogia di Stieg Larsson
Una parte per la quale Rooney si sottopone a una dura preparazione e ad una trasformazione fisica estrema, che le vale una nomination ai Golden Globe e una ai premi Oscar: la nota anche Terrence Malick, che la vuole per il film che sarà poi intitolato Weightless e che sarà nelle sale nel 2016. 
Oramai affermata, la Mara deve rinunciare al ruolo da protagonista in Zero Dark Thirty per conflitti d'agenda, ma subentra a sua volta a Carey Mullingan per la parte della ex del protagonista di Her di Spike Jonze. Lavora con Steven Soderbergh nel thriller Effetti collaterali e torna al cinema indipendente con Ain't Them Bodies Saints di David Lowery. 
Il suo impegno per il sociale non si tramuta anche nella pratica attiva di una fondazione da lei stessa voluta, ma si traduce al cinema nell'interpretazione del Trash di Stephen Daldry
Al Festival di Cannes 2015 Rooney Mara ha ottenuto il premio come miglior attrice per la sua interpretazione nel Carol di Todd Haynes, e prossimamente la vedremo, oltre che nel film di Malick, anche nel Pan di Joe Wright, e nel Blackbird che porta al cinema la piece teatrale di David Harrower
Legata dal 2010 al regista Charlie McDowell, figlio di Malcolm e di Mary Steenburgen, Rooney Mara ha spesso citato Gena Rowlands come uno dei suoi modelli.




domenica 1 aprile 2018

Rooney Mara è Maria Maddalena / Il nostro incontro con la protagonista del film di Garth Davis


Rooney Mara è Maria Maddalena: il nostro incontro con la protagonista del film di Garth Davis

Rooney Mara è Maria Maddalena: il nostro incontro con la protagonista del film di Garth Davis

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Arriva oggi nei cinema italiani Maria Maddalena, il film di Garth Davis incentrato sulla celebre figura femminile raccontata nei Vangeli. A interpretarla nel film, accanto al Gesù di Joaquin Phoenix, è Rooney Mara. Abbiamo incontrato l'attrice qualche giorno fa a Londra in occasione della presentazione alla stampa del film. Qui sotto la nostra intervista a Rooney Mara

Come è stato l’approccio ad un ruolo di cui solo recentemente si è scoperto molto di più rispetto alla tradizione classica? 
Non sapevo niente, prima di iniziare a girare, ma con questa nuova ondata di femminismo credo che sia il periodo giusto per fare uscire un film così. Spero che se ne parli. Sapevamo che il messaggio sarebbe stato comunque importante, sono nata cattolica, sono andata alla scuola cattolica e quando Garth mi ha mandato la sceneggiatura pensavo di sapere quello che sanno tutti e cioè che fosse una prostituta, e anche se non c’era giudizio in questo, sono rimasta scioccata nell’apprendere che era tutta una montatura, e che non solo non era una prostituta, ma una persona molto importante nel movimento, uno dei discepoli più importanti e una importantissima forza spirituale. Mi ha scioccato il fatto che non ne sapessi niente. Per cui a maggior ragione credo sia una storia molto importante da raccontare e far conoscere.
Credi che il pubblico si aspetti una storia più romanzata invece che questa, così semplice alla fine? 
Sapevo quello che avrebbe fatto Garth, lui arriva sempre al cuore delle cose, sapevo che era quello che voleva, trovare l’umanità, e far arrivare una cosa reale e facilmente relazionarsi ai personaggi. In fondo noi non lo sappiamo di certo se si fossero sposati, abbiamo piccoli pezzi di storia e ci siamo basati su quelli. Credo però sia davvero interessante che fino agli anni ’70, quando anche la chiesa ha dovuto ammettere l’importanza di Maria di Magdala, che di colpo non era più una prostituta, automaticamente è dovuta diventare la moglie di Gesù. Come se non avesse potuto essere niente altro. Come se non avesse potuto essere importante solamente come persona. Ma solo in relazione a Gesù, questo mi ha scioccata.
Su quale aspetto ti sei dovuta concentrare di più per questo ruolo? 
Sul cercare di tirare fuori il più possibile il suo lato umano, concentrandomi sul fatto che fosse un essere umano normale. Credo che per quel tempo fosse una donna speciale e unica, e che ha avuto un enorme coraggio per lasciare tutto quello che le era familiare per seguire un gruppo di uomini sconosciuti, credo fosse abbastanza radicale per l’epoca. Per cui volevo rispettare questo lato, e ho letto molto, tantissime ricerche che mi hanno dato da leggere e molti testi, ma poi ecco per me era importante renderla umana. difficile per te mettere da parte le informazioni che hai su un ruolo per concentrarti sulla recitazione? 
No, non in particolare, non lo trovo difficile, faccio tutta la preparazione, leggo moltissimo, mi informo e quella fase è davvero divertente e interessante, poi, semplicemente te ne dimentichi. Vivi il momento e le cose mentre lavori 

Avete considerato, anche con Joaquin, che un film del genere potesse essere anche rischioso? 
Non posso parlare per lui, ma per quanto mi riguarda sapevo che sarebbe stato un’opportunità unica e irripetibile. Proprio per questo non sapevo se volevo farne parte all’inizio, non volevo questa responsabilità, mi ha convinta Garth che dovevo farlo, e poi ho saputo che Joaquin avrebbe fatto Gesù, ho deciso.

Il tuo ruolo più famoso e quello di Lisbeth Salander, è stato difficile dopo quel film avere altri ruoli? 
All’inizio un pochino, mi sono sentita dire un paio di volte che ero “troppo Lisbeth”, troppo particolare, troppo dark, ma non succede più. Forse adesso capita il contrario, che mi dicono che sono troppo morbida per interpretare questo o quest’altro ruolo. 

E' difficile per te proteggere la tua privacy ora che vivi a Hollywood? 
Non è difficile, ci si riesce se lo vuoi 

E come è da adulta il tuo rapporto con la religione? 
Ho deciso molto presto che non volevo far parte di nessuna organizzazione, anche se sono nata cattolica e ho frequentato la chiesa, anche se per poco, ovviamente è stato difficile, proprio per la mia famiglia, che è una famiglia religiosa, e ho cercato di rispettare al massimo, così come loro hanno rispettato le mie scelte. Questo non significa che non sia una persona spirituale. Parlo solo dell’organizzazione.
Verso la fine del film Maria pronuncia una frase molto potente, sembra quasi fatta apposta considerando i tempi 
Si vero, sembra ironico il momento, direi shakesperiano, considerando anche il caso Weinstein, (la Weinstein company ha prodotto il film). Credo che il film possa significare cose molto diverse per molte persone diverse, ma credo che per le donne in generale, possa significare davvero molto. Per le ragazze spero, per le donne più giovani, ma anche per le donne che sono religiose, di qualsiasi fede, questo film ha il potenziale di significare molto.
Credi che gli uomini possano sentirsi demascolinizzati rispetto a questa nuova ondata di femminismo e consapevolezza da parte delle donne? 
Per alcuni sicuramente e possibile, ma c’è stato talmente un squilibrio di potere, che ogni piccola cosa sembra enorme e sembra quasi che stia succedendo l’opposto ora. E questo crea problemi in alcuni uomini, sicuramente, ma credo che alla fine prevarrà un equilibrio vero, ma quando tieni oppressa una parte molto grossa della popolazione, è impossibile che non avvengano dei cambiamenti 

Parlando di religione, per alcuni anche il football lo è, come lo hai vissuto da piccola? 
(Ride) Si, era decisamente una religione a casa mia, anzi, posso dire che lo è ancora ma io non sono interessata. Adoro guardare film che parlano di sport, ma non ho idea di quello che succede nel football, o forse in realtà ne so più di quello che credo. Per la mia famiglia però è davvero super importante, ha a che fare con le loro origini, in questo lo rispetto molto. 

Sei attiva politicamente, ti interessa partecipare? 
Ho le mie idee, che vorrei anche supportare di più ma non sono brava a parlare in pubblico è una cosa che mi imbarazza molto per cui non credo sarei una brava portavoce per nessuno. Vorrei esserlo, davvero, ci sono moltissime cose che mi stanno a cuore, e per le quali sono molto attiva, davvero vorrei essere più brava per poterlo fare. 

.. che è sorprendente considerato che sei un’attrice 
Si ma per me e diverso, li c’è sempre un copione.
Se pensi ai prossimi anni, dal punto di vista della tua carriera che cosa vorresti? 
Non saprei, Maria Maddalena è stato il mio ultimo film e da allora non ho più lavorato, ho fatto una piccolissima parte nel film di Gus Van Sant (Dont worry )ma solo un paio di giorni di lavoro, per cui è più di un anno che sto aspettando, perché non c’è niente che mi abbia coinvolto, vorrei lavorare con registe donna, ma anche con tanti altri registi. Non so bene cosa voglio al momento, sto aspettando qualcosa di davvero speciale. 

Per un attore cosa vuol dire aspettare per un lavoro, è stressante? 
Io mi sono dedicata ad altre cose, sto bene. Ho iniziato una linea di scarpe vegane, sono vegana da 7 anni ed era sempre molto difficile trovare scarpe, era la cosa più difficile. Per il resto cerco di godermi la vita 

La cosa che ti ha sorpresa di più di questo film? 
Più di tutto in assoluto riscoprire la figura di Gesù, del suo messaggio e dei suoi insegnamenti. Un approccio completamente diverso da quello imparato alle scuole cattoliche.